Patrimonio documentario


Nell'Archivio di Stato di Viterbo sono stati concentrati gli archivi degli uffici e degli enti pubblici che hanno avuto sede nella circoscrizione dell'attuale provincia; in primo luogo il materiale d'archivio proveniente dall'Archivio di Stato di Roma che a suo tempo - in mancanza di una istituzione simile nel capoluogo viterbese era versato in quell'Istituto.

Occorre precisare che l'ASVT conserva anche la documentazione di uffici siti in località, appartenenti attualmente a province limitrofe, ma che nel periodo pontificio facevano parte della Delegazione apostolica di Viterbo.
Non conserva, invece, le testimonianze del passato cittadino in quanto l'archivio storico del Comune di Viterbo, che comprende anche le carte delle corporazioni di arti e mestieri, e l'archivio diplomatico sono entrambi affidati alla Biblioteca comunale degli Ardenti.
A questo proposito dobbiamo sottolineare il ritorno a Viterbo, presso il locale Archivio di Stato, di 48 pergamene del Monastero di S. Rosa, conservate per oltre 150 anni nell'Archivio di Stato di Roma. Tale documentazione era stata versata all'Archivio di Roma dall'Intendenza di finanza di Roma, che a sua volta l'aveva ricevuta dall'Ufficio per la liquidazione dell'Asse ecclesiastico, in virtù della legge del 19 giugno 1873.
Le pergamene del Monastero di S. Rosa di Viterbo costituiscono un'importante fonte per la conoscenza delle condizioni di vita della città e della regione circostante nel periodo che va dal tredicesimo al quindicesimo secolo.

Oggi l'Archivio ha una consistenza numerica di oltre 120.000 pezzi, dislocati in due depositi.

La disposizione del materiale d'archivio nelle scaffalature risponde per il 95 % al criterio della tripartizione: archivi notarili, archivi giudiziari e archivi amministrativi e nell'ambito della tripartizione citata i fondi archivistici sono stati disposti secondo l'appartenenza al periodo preunitario o postunitario.

La raccolta più antica è costituita da una "Miscellanea di Pergamene", comprese tra gli anni 1192 e 1727, formate per la maggior parte da ex coperte di protocolli notarili.
Non è certamente un fondo organico, anzi estremamente frammentario, tuttavia comprende interessanti esemplari di testi musicali, testi biblici, miniature, oltre ad atti contrattuali di notevole interesse per lo studio della lingua volgare, della sua evoluzione e della storia del diritto.

Il documento più antico è dell`11 agosto 1192 e riporta l'atto, redatto a Viterbo dal notaio Tebaldo, per l'acquisto di unam casam cum torcularibus et tina positam in regione Sancti Stephani, tra Curzio e Isolano.

Ancora più frammentaria è la piccola raccolta di statuti comunali, frammenti pergamenacei e cartacei, provenienti per la maggior parte da protocolli notarili,come quelli cartacei di Carbognano (vol. 1, sec, XVI) e di Veiano (vol. 1, sec: XVIII), e fogli sparsi in pergamena, degli statuti originali di Acquapendente, (ff 4, secc. XIII -X1V), Montefiascone (ff. 2, secc. XIII « XIV) e Todi (ff. 4, sec. DGII).

Il nucleo certamente più importante della documentazione conservata nell'Archivio di Stato di Viterbo, sia per antichità che per omogeneità, è quello notarile.

In primo piano si pone l'Archivio notarile di Viterbo, che comprende 3.476 tra buste, protocolli, filze, copie, notulari ecc. (1328 e il 1877). A tale complesso si aggiungono ben trentotto Archivi notarili comunali appartenenti ai secoli XIII-XIX. I comuni che hanno versato la loro documentazione notarile sono quelli di Acquapendente, Bagnaia, Bagnoregio, Barbarano Romano, Bassano di Sutri, Blera, Bolsena, Bomarzo, Canepina, Canino, Capodimonte, Capranica, Caprarola, Carbognano, Castiglione in Teverina, Celleno, Cellere, Civita Castellana, Corchiano, Fabrica di Roma, Farnese. Gallese, Grotte di Castro, Montefiascone, Nepi, Oriolo, Orte, Proceno, Ronciglione, San Lorenzo Nuovo, Soriano nel Cimino, Tarquinia, Tuscania. Valentano, Vallerano, Vasanello. Veiano, Vetralla. Vignanello e Vitorchiano.
Una analisi della struttura sociale ed economica di questi secoli può essere condotta attraverso l`esame dei contratti di compravendita, di società, di mutuo, di affitto, di prestito e, ancora, delledonazioni, dei testamenti, dei capitoli matrimoniali che costituiscono la materia preminente dei protocolli notarili.
Con uno studio attento di essi è possibile la ricostruzione del passaggio delle proprietà e dei patrimoni con l'individuazione della ricchezza mercantile e commerciale di quel tempo. Si può, quindi, arrivare al quadro esatto degli operatori economici dei vari centri e alla ricostruzione dell'accumulo di ricchezze di alcune famiglie dovute alle privative di vendita. cioè di tabacchi, di sale, di salnitro, di ferro ecc.
E' possibile, inoltre, una indagine sulla classe che possedeva il potere politico in contrapposizione alle vicende del popolo minuto; si scoprono la forza e la potenza delle confraternite laicali; si può effettuare lo studio della storia civile e economica degli agglomerati urbani con l'esame dell'impianto urbanistico del tempo e con l'individuazione toponomastica delle strade, delle piazze e delle chiese.
Si può ancora effettuare la ricostruzione ambientale delle dimore di allora, dalle più ricche alle più povere, la determinazione della disposizione degli ambienti, delle suppellettili di arredamento e, a volte, vengono citati perfino i materiali usati per la costruzione.
Lo studio dei protocolli notarili può avere tra l'altro come oggetto la ricerca linguistica; infatti nella compilazione dei vari atti il notaio, pur rispettando rigidi schemi e formulari giuridici, utilizzava spesso dei termini mutuati dal linguaggio degli agricoltori, parole di uso corrente. espressioni dialettali di varie località e, essendo lo stesso notaio un uomo che vive nel suo tempo, non mancano annotazioni su pestilenze, guerre, cataclismi naturali e - se ha animo poetico - talora anche poesie.

Molto ricca è anche la documentazione riguardante la giurisdizione civile e criminale di diverse località della provincia di Viterbo, compresa tra il secolo XV e il XIX.
Interessa Bassano di Sutri. Canepina. Carbognano, Corchiano, Gallese, Grotte di Castro, Nepi. Oriolo, Soriano, Tuscania, Vallerano, Vignanello e Vitorchiano.
La maggior parte della documentazione conservata nell'Archivio di Stato di Viterbo è rappresentata dalle carte prodotte a partire dalla Restaurazione, ma del periodo precedente ci sembra doveroso segnalare i fondi relativi al Governatore di Viterbo e, anche se modesta, ma non per questo meno interessante, è la documentazione dei magistrati che durante il periodo di sovranità pontificia  amministravano alcuni territori viterbesi e che potevano assumere il nome di governatore, ma anche, talora, di pretore o di podestà.

Interessanti anche i fondi della dominazione francese (1809-1814), durante la quale Viterbo fu inserita nel dipartimento di Roma. In particolare il Tribunale di prima istanza di Viterbo e le Giudicature di pace di Tuscanica, Vetralla e Ronciglione.

Del periodo della Repubblica romana (1798-1799), durante la quale Viterbo fu compresa nel dipartimento del Cimino, non rimangono testimonianze.

Altri fondi di notevole interesse sono: la Delegazione Apostolica (1816-1870, con docc. dal 1773 e fino al 1882) e la Direzione provinciale di Polizia (1846-1870, con docc. dal 1815).

La Delegazione Apostolica si articola in due parti distinte, la prima delle quali è divisa in serie e comprende 335 pezzi tra buste e volumi per gli anni 1814-1870; la seconda, articolata per comuni, comprende 888 buste per gli anni 1817-1863.

Con il motuproprio del 6 luglio 1816 la Delegazione di Viterbo venne assegnata alla seconda classe e ricomprese i due governi distrettuali di Viterbo e Orvieto. Con il successivo motuproprio di Leone XII del 5 ottobre 1824, confermato poi da quello del 21 dicembre 1827, le delegazioni furono ridotte da diciassette a tredici ed a quella di Viterbo fu riunita la delegazione di Civitavecchia, che divenne sede di luogotenente; il delegato risiedeva normalmente a Viterbo e solo saltuariamente si recava a Civitavecchia. L'editto del 5 luglio 1831 del Segretario di Stato card. Bernetti sanzionò il ristabilimento della delegazione di Civitavecchia e la creazione della nuova delegazione di Orvieto, che veniva in tal modo staccata da Viterbo. Con successivo editto del card. Antonelli del 22 novembre 1850 le tre delegazioni diventavano province del circondario di Roma.

Il fondo Direzione provinciale di Polizia è importantissimo per lo studio e la comprensione della vita pubblica e politica del Viterbese dalla Repubblica Romana all'Unità italiana.

Attraverso l'analisi della documentazione conservata all'interno del fondo citato è possibile ricostruire non solo la politica e le lotte risorgimentali (i moti del '48 con il registro di tutti i compromessi politici, gli avvenimenti del `60 ecc.). ma anche le condizioni sociali ed economiche della popolazione, sopraffatta dalla miseria e dalle malattie. E' altresì possibile constatare la voluta inerzia del Governo pontificio, in quanto riformare significava far circolare idee nuove: tutto ciò - naturalmente -  veniva visto come pericoloso per le istituzioni e quindi osteggiato.

Frammentarie invece sono le carte riguardanti alcune Corporazioni religiose, di esigua entità (8 volumi compresi tra il 1526 e il 1873), comprendenti istrumenti notarili e cabrei relativi al monastero dei SS. Simone e Giuda, al convento dei SS. Giuseppe e Teresa, ai canonicati vacanti di Vetralla, al monastero dell'Assunta, ai conventi della Trinità e di Gradi estratti dal fondo dell'Intendenza di Finanza.
All'interno della documentazione citata è possibile trovare traccia dei procedimenti di soppressione, la consistenza dei beni incamerati nel demanio e quelli Alienati, oltre all'individuazione degli acquirenti e il meccanismo delle vendite (incanto col metodo della candela vergine).

Dall'Archivio di Stato di Roma è pervenuta anche la documentazione relativa all'Amministrazione camerale dell'ex ducato di Castro, comprendente atti riguardanti gli affitti delle terre dal 1711 al 1830.
Lo Stato di Castro, dopo la sua distruzione del 1649, ritornò nei possessi della Chiesa che, per quanto concerneva la coltivazione delle terre, ne affidò l'amministrazione ad appaltatori generali.
Questi le concedevano in fitto o colonia ai richiedenti.

Al periodo postunitario appartengono alcuni fondi archivistici quali la Giunta provvisoria di Governo, (b. 1, anno 1870); Prefettura - serie Archivio di Gabinetto - bb. 402,  (1927 - 1977) e la Questura di Viterbo - bb. 6.000 c.a., (1943 - 1982), in corso di inventariazione; si riferiscono ad affari riservati, all'ordine pubblico ed alla pubblica sicurezza, ai Podestà e ai Sindaci, ai partiti ed alle organizzazioni politiche, all'emigrazione ed alla stampa. Tra le materie trattate ricordiamo quelle inerenti i caduti e i dispersi in guerra, l'epurazione, la concessione di onorificenze cavalleresche, la questione terriera, la nascita dei partiti politici e tutto ciò che riguarda l'ordine pubblico nella nostra provincia.
Di primaria importanza - per il periodo 1927 - 1960 - sono le relazioni che i Prefetti erano tenuti a inviare al Ministero dell'Interno sulle condizioni generali della provincia, riguardo agli aspetti più importanti della vita economica e sociale; le carte dell'Ufficio del Genio civile di Viterbo, bb. e voll. 2.615 e 9.525 fotografie, (pratiche dei danni di guerra con elenchi dei richiedenti gli indennizzi per i danni subiti; ricostruzione degli immobili demaniali, cantieri di lavoro, costruzioni di nuove strade ecc.); i ruoli matricolari dei distretti di Viterbo (classi 1901 - 1935) e Orvieto (classi 1876 - 1925) nonché i registri e gli atti dello Stato Civile dal 1870 al 1992.

Per quanto riguarda la giurisdizione civile e criminale, vari studi si possono condurre nelle carte del fondo Corte di assise di Viterbo. bb. 298 e voll. 11 (1871 - 1960).
Tali studi possono seguire un indirizzo prettamente istituzionale e giuridico, se ci si sofferma sul funzionamento e sulle competenze delle magistrature, sui tipi di sentenze e degli atti processuali, sulle pene comminate, sul tipo di reati ricorrenti e sullo sviluppo della criminalità.
Se si indaga, invece, sulle cause di tale criminalità, sulla matrice di molti reati, sullo sviluppo di un certo tipo di delinquenza in relazione agli avvenimenti sociali, politici ed economici, lo studio diventa storico, sociologico ed economico. A questo punto è possibile  una ricostruzione fedele di fenomeni quali il brigantaggio postunitario nella maremma tosco-laziale (il Passator cortese, Tiburzi e Biagini ecc.), le lotte e le rivendicazioni dei contadini con manifestazioni relative di violenza per il possesso della terra.
Gli atti processuali e soprattutto i verbali di escussione dei testi sono una fonte inesauribile di notizie relative alla vita sociale e politica di Viterbo e provincia.

Per consistenza e per organicità possiamo dire che l'Antico Catasto della Delegazione di Viterbo o Catasto pontificio è certamente una delle documentazioni più interessanti conservate dall'Archivio di Stato di Viterbo. Si tratta di registri partitari, matricole dei possessori e mappe acquisiti dall'Ufficio tecnico erariale e dall'Ufficio distrettuale II.DD. di Viterbo, costituenti - con i dovuti aggiornamenti - copia originale del Catasto Gregoriano.
Il Catasto Gregoriano, primo catasto geometrico particellare per il territorio dello Stato Pontificio, fu voluto da papa Pio VII con il motu proprio del 6 luglio 1816, nel quadro di una riforma amministrativa che assoggettasse i cittadini proprietari di immobili e di rustici ad un sistema tributario preciso. Basato sulla stima, sostituì il catasto Piano, quest'ultimo basato sulle "assegne giurate", ritenuto non più attendibile per una equa e veritiera imposizione fiscale.

A chiusura della illustrazione per sommi capi degli atti del periodo postunitario occorre fare un cenno al fondo Stato civile. Confluiscono in esso gli atti di nascita, di matrimonio, di morte, le pubblicazioni di matrimonio (atti preliminari al matrimonio stesso) e di cittadinanza dall'anno 1875 all'anno 1992.

Concludiamo questa breve e sommaria illustrazione dei fondi archivistici conservati dall'Archivio di Stato di Viterbo con qualche cenno agli archivi privati presenti, tutti donati.

L'archivio privato Petrangeli-Papini, (1917 - 1972). relativo all'attività dello studio dell'ing. Francesco Petrangeli-Papini è stato donato all'Archivio di Stato di Viterbo nel 1995 dalla signora Anna Petrangeli Papini che ha voluto che tale patrimonio documentario non andasse distrutto e fosse messo a disposizione della collettività.
Il carteggio comprende progetti, lucidi, foto, mappe, calcoli statici o relazioni. inerenti la costruzione di un nuovo edificio o per la ristrutturazione di uno già esistente.
L'importanza di questo fondo non è determinata solo dalla completezza delle informazioni contenute, ma - soprattutto - dalla testimonianza della trasformazione e dell'ampliamento urbanistico del comune di Bagnoregio, nonche di altri centri abitati compresi nell'area denominata della Teverina.
Questa donazione è significativa per l'Archivio di Stato di Viterbo in quanto, oltre ad essere stato il primo fondo privato pervenuto, è stata effettuata in un momento in cui si sono verificate preoccupanti dispersioni di carteggi familiari.

L'archivio privato Venturini Ciofi degli Atti, secc. XIX-XX è stato donato nel 1996 dagli eredi e riveste una particolare importanza per la documentazione relativa all'amministrazione del patrimonio familiare.

L'importanza di tale documentazione si basa sulla testimonianza delle fusioni, tramite l'intrecciarsi di matrimoni di alcune importanti famiglie, non solo del comune di Bagnoregio ma anche di centri abitati vicini.
L'archivio è arrivato fino ai nostri giorni perché e stato evidentemente custodito, per anni, con molta cura anche  se negli ultimi tempi, si era trasformato in un caotico ammasso di carte. Tra la documentazione è possibile rintracciare un registro contenente la raccolta di tutti i rogiti notarili che a vario titolo coinvolgono i Venturini Ciofi degli Atti, l`albero genealogico della famiglia Panfili, piante acquerellate e non di alcune proprietà site sia nel Comune di Viterbo sia in altri territori comunali, corrispondenza tra i vari componenti della famiglia con notazioni genealogiche che coprono l'arco cronologico 1506 - 1622. e - naturalmente - lettere, foto ecc. che testimoniano i rapporti tra i vari discendenti dei conti Venturini Ciofi degli Atti e le altre famiglie nobili di Viterbo e provincia.

L'archivio privato professionale Battaglia conserva la documentazione prodotta. in circa 67 anni di attività dallo studio legale Battaglia.
In alcuni casi è possibile ripercorrere l'iter attraverso il quale prese corpo l'azione legale per la difesa dei diritti calpestati o per la condanna di soggetti autori di reati.
Considerata la pluralità dei soggetti e dei reati che concorrono alla formazione e alla stratificazione della documentazione, possiamo dire che il fondo Battaglia presenta un insieme archivistico complesso nel quale è rappresentata la trasformazione della società viterbese.
La documentazione. che copre l'arco cronologico 1893-1960, ci offre informazioni di avvenimenti vissuti e di personaggi più o meno illustri di Viterbo e provincia e ci permette di conoscere fatti noti sotto una luce totalmente diversa.
Essa non avendo, spesso, il carattere dell'ufficialità presenta appunti e giudizi che potevano essere espressi solo in privato, ma che ci forniscono una chiave di lettura dei fatti diversa da quella fornita ufficialmente.
Il fondo è attualmente oggetto di inventariazione.

Ai fondi sopra citati dobbiamo aggiungere, pur non trattandosi di veri e propri archivi privati, archivi con complessi documentari di notevole importanza per la ricostruzione storica degli eventi accduti a Viterbo e nella sua provincia negli ultimi cinquant'anni:

il fondo del Partito Comunista Italiano - sezione di Viterbo, l'archivio dell'ANPI - sezione di Viterbo, l'archivio della corrispondenza del segretario provinciale del Movimento Giovanile D.C. di Viterbo, Rosato Rosati, la raccolta completa del settimanale La Domenica del Corriere e altri quotidiani locali, il fondo "Archivio Minio".

Una citazione particolare merita la documentazione del comune di Viterbo depositata in Archivio di Stato. Il fondo citato comprende ben 716 buste contenente i carteggi dal 1900 al 1946 con diversi precedenti fino al 1860.
L'analisi della documentazione ci offre un importantissimo spaccato della vita sociale, culturale e politica della città di Viterbo nel periodo delle due guerre mondiali, nonché informazioni dal punto di vista archivistico, in quanto il fondo presenta una separazione tra le carte pre e post 1934, quando anche il comune di Viterbo adotterà le "Istruzioni per la tenuta del protocollo e dell'Archivio per gli uffici comunali", contenute nella circolare del Min. dell'Interno n° 17100/2 del 1 marzo 1899.